Il tumore del colon-retto è un cancro che si forma nei tessuti del colon (la parte più lunga
dell’intestino) o del retto (la parte dell’intestino più vicina all’ano).
Come tutti i tumori, anche il tumore del colon-retto è una conseguenza della crescita
incontrollata di cellule, in questo caso di quelle epiteliali della mucosa che riveste
internamente la parte interna dell’intestino. I tumori dell’intestino nascono soprattutto nel
colon e nel retto, mentre i tumori del piccolo intestino e del canale anale sono molto più
rari (2-3 % di tutti i tumori del tratto digerente). I tumori del colon sono
quasi tre volte più frequenti dei tumori del retto, e si manifestano con modalità
diverse.
Il nostro Dottore, Alex Leo, fa il punto sui tumori del colon-retto e sugli ultimi
progressi della ricerca su questa malattia.
Secondo le stime GLOBOCAN 2020 fornite dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul
cancro (IARC), il tumore del colon-retto rappresenta il 10 % di tutti i
tumori diagnosticati nel mondo, ed è terzo per incidenza dopo il cancro del seno
femminile e del polmone.
La malattia, abbastanza rara prima dei 40 anni, è maggiormente diffusa in persone fra i
60 e i 75 anni, con poche distinzioni fra uomini e donne.
I fattori di rischio noti per il tumore del colon-retto sono legati alla dieta, ai geni e ad altre
cause di tipo non ereditario.
La maggior parte dei tumori del colon-retto deriva dalla trasformazione in senso maligno
di polipi, ovvero di piccole escrescenze dovute al proliferare delle cellule della mucosa
intestinale. Tuttavia, non tutti i polipi, sono a rischio di malignità.
In generale i polipi non provocano sintomi, ma a volte possono dar luogo a piccole
perdite di sangue, rilevabili con un esame delle feci tramite la ricerca del cosiddetto
“sangue occulto” In alcuni casi le perdite di sangue sono maggiori e visibili anche a
occhio nudo e si possono verificare anche vere e proprie emorragie rettali. Per questo,
sintomi precoci, vaghi e saltuari quali la stanchezza e la mancanza di appetito, e altri
più gravi come l’anemia e la perdita di peso, sono spesso trascurati dal paziente,
soprattutto se in giovane età. Talora una stitichezza ostinata, alternata diarrea,
cambi erratici dell’alvo, possono costituire un primo campanello d’allarme da non
sottovalutare.
I pazienti con insorgenza di tale sintomi dovrebbero vedere un chirurgo specialista in
patologie gastrointestinali. Normalmente la diagnosi avviene tramite una raccolta dei
sintomi, un esame obiettivo (visita clinica) e alcuni esami diagnostici. A volte un esame
diagnostico mini-invasivo come una sigmoidoscopia, puo’ essere sufficiente. Una
sigmoidoscopia è una procedura diagnostica che consente al medico di esaminare un
terzo inferiore del grosso intestino (colon). La sigmoidoscopia è utile per
identificare le cause del dolore addominale, stitichezza, crescite anomale, e
sanguinamento. Può essere utilizzato anche per ottenere biopsie e per eseguire
procedure quali rimozione di polipi o emorroidi.
Un tubo illuminato, chiamato sigmoidoscopio, viene inserito attraverso
l’ano. Dell’aria viene insufflata nel colon attraverso il sigmoidoscopio per ottenere una migliore visualizzazione. La sigmoidoscopia può avvenire in regime ambulatoriale e senza
alcuna necessità di anestesia. Se il chirurgo lo ritiene opportuno, potrebbe consigliare
una colonscopia; questo é un esame piú invasivo e viene normalmente eseguito da
gastroenterologi endoscopisti in centri specializzati. La colonscopia normalmente viene
eseguita con della sedazione e raramente con dell’anestesia generale.
Che cosa devo fare prima della sigmoidoscopia?
Per una sigmoidoscopia in ambulatorio non vi é bisogno di alcuna preparazione.
Se lo specialista consiglia un esame più invasivo, vi è necessità di una preparazione intestinale.
Quanto dura la sigmoidoscopia?
Una sigmoidoscopia ambulatoriale è un esame diagnostico che normalmente non
dura più di 5 minuti. Essendo questa sempre associata ad una visita completa, il tutto in genere non richiede più di 10 minuti.
La sigmoidoscopia è un esame doloroso?
In genere la sigmoidoscopia non è un esame doloroso. Del disagio può essere percepito. Se il paziente ha patologie acute come ragadi anali, l’esame può diventare doloroso e in questo caso la procedura non viene eseguita.